Dalle favole al telefono a quelle in wi-fi: cyberbulli e altri pericoli

C’erano una volta le favole al telefono….

Oggi ci sono le favole in wi-fi.

Venerdì 19 Fabbraio lo scrittore e professore universitario Christian Stocchi, all’interno del cartellone di /bao’bab/ Invito alla lettura, ha incontrato tre classi di alunne e alunni delle  scuole primarie San Giovanni Bosco e Sant’Agostino di Reggio Emilia.

Dal vivo.

In presenza.

Naturalmente una classe alla volta.

L’incontro con l’autore è avvenuto all’interno della stessa aula di lezione della classe.

O in palestra.

Utilizzando le stesse modalità utilizzate a scuola.

E all’assenso dei presidi dei due istituti scolastici.

 

   

 

Christian Stocchi, studioso della fiaba antica – è suo un poderoso volume di centinaia di pagine, – ,non è solo uno scrittore per ragazzi, ma anche un esperto del rapporto tra bambini e ragazzi e nuovi media.

Il suo libro Favole in wi-fi. Esopo, è probabilmente uno dei libri più i ragazzi più importanti e fortunati che siano stati pubblicati negli ultimi anni: attraverso la favola, cioè una forma letteraria antica ma ancora attualissima,  sempre affascinante, sorprendente, famosa per gli animali parlanti, la brevità l’insegnamento morale alla fine,  Stocchi scrive delle meraviglie ma anche, e soprattutto, dei  tanti pericoli della rete a cui sono immersi i bambini e i ragazzi, cioè i  cosiddetti nativi digitali.

 

 

Gli incontri iniziano sempre nello stesso modo: una piccola inchiesta in cui l’autore chiede agli aunni, seconda o terza elementare, se hanno accesso a strumenti tecnologici, social o app.

I risultati sono sempre sbalorditivi.

 

 

Quasi tutti hanno accesso a Smarphone o a Tablet.

Liberamente.

Senza la presenza, accanto, di un adulto.

 

   

 

Bambini e ragazzi che, a volte, secondo l’esperienza di Stocchi, ammettono candidamente di stare  stanno davanti a uno schermo da cinque a dieci ore al giorno.

Una bambino: “Beh, sì, perchè poi i computer sono per i bambini e il tablet non sono i computer dei bambini?”

Il 90 per cento utilizza Tik Tok.

Il 50 per cento Istagram.

E via via, a scendere, altri social.

Insomma, pare proprio che la tecnologia, oltre ai grandi vantaggi che indubbiamente regala a tutti, bambini e ragazzi compresi, rappresenti sempre più un babysitter tecnologico, come un tempo era la tv.

 

 

Chissà cosa direbbe ora il maestro Mario Lodi quando parlava della pericolosità della televisione, che ne parlava come un elettrodomestico più pericoloso della stufa accesa, con fiamme e altre insidie, che un bambino non doveva in alcun modo utilizzare da solo!

L’azione di Stocchi va nella stessa direzione, ma senza alcuna demonizzazione della tecnologia.

La stufa è come il coltello.

“Prendete un coltello. Vi fa paura? Noi diciamo di sì. La lama può tagliare. E’ bene che i bambini non lo maneggino da soli. Ma se qualcuno ha imbavagliato un bambino con un nastro e noi con il coltello, con la lama del coltello, lo liberiamo dal nastro, facciamo una cosa bella o brutta? Bella. E il coltello ci è stato utile. Insomma, tutto dipende da come utilizziamo gli oggetti che abbiamo a disposizione. Tablet e computer e smarphone compresi”.

 

 

Sembrano banalità, ma i bambini e le bambine ascoltano attenti.

E forse anche i loro genitori avrebbero la stessa attenzione.

 

 

A ogni modo, dopo le inchieste “preliminari”, per avere la certezza che si sta parlano di cose non solo “che i bambini conoscono benissimo”, ma in cui sono completamente immersi come nativi digitali, si comincia con domande e risposte, letture, favole.

Per esempio quella del coniglietto bianco.

 

 

 

E così, piano piano, verso la fine dell’ora di lezione e di lettura, si arriva a parlare con naturalezza di bulli e di cyberbulli.

 

 

E delle reazioni del cyberbullo.

Negare.

Minimizzare.

Spiegando che differenza c’è tra realtà e fantasia.

Spiegando perchè il cyberbullo non è il più forte, ma il più debole della classe.

 

 

 

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