La guerra ci passava sopra: ragazzi di ieri e di oggi

Cosa vuol dire trovarsi da bambini in mezzo alla guerra?

Sabato mattina 23 Marzo, alla biblioteca San Pellegrino Marco Gerra, a Reggio Emilia, si è tenuto un incontro speciale della ventesima rassegna /bao’bab/ 2019 dedicata alla Lingua dei bambini e dei ragazzi.

Si sono incontrati.

Chi?

Le ragazze e i ragazzi di quattro classi della scuola superiore di 1° grado Nando Dalla Chiesa di Reggio Emilia.

Con chi?

Con quattro persone, – tre uomini e una donna, – che erano bambini e ragazzi al tempo del fascismo.

I loro nomi?

Pecoraro Giorgio.

Gilli Lauro “Loris”.

Boni Savina.

Enrico Copelli.

“La radio non si poteva ascoltare, era vietata. Perché i fascisti sospettavano che uno si sintonizzasse su Radio Londra”.

“A scuola si doveva sempre ubbidire e ripetere le filastrocche e le canzoncine in onore del Duce”.

 

 

 

“Noi durante la guerra e anche dopo avevamo più paura della Brigata Nera, dei fascisti italiani, perché era molto cattiva, molto violenta, uccideva, piuttosto che dei tedeschi”.

“Io ricordo che andava all’asilo dalle suore.Ovviamente non ero ben visto come figlio di un anticondannista condannato. Ero un po’ come una mosca nera. Non bianca, in questo caso”.

 

“I bambini più piccoli, i Figli della Lupa, non contavano niente, dovevano solo andare a vedere i più grandi, al sabato, che facevano i loro esercizi, le loro esercitazioni: i Balilla”.

“Tutti i ragazzi e le ragazze dovevano cantare una canzone fascista che era Giovinezza”.

 

 

“I maschi erano vestiti di nero.  Le femmine di bianco”.

“Al sabato c’erano queste iniziative di educazione fisica. Ma non erano proprio esercizi di educazione fisica. Non erano sport. Erano soprattutto delle marce che si facevano”.

 

 

Tutto ha preso spunto dal bel libro del reggiano Franco Piccinini, uscito alcuni mesi fa, intitolato La guerra ci passava sopra – i bambini reggiani raccontano il secondo conflitto mondiale, in cui si racconta

  • del fascismo,
  • della guerra,
  • degli invasori,
  • dei partigiani;
  • “sono le emozioni dei bambini dell’epoca a raccontare uno dei periodi più duri e tremendi della storia italiana;
  • il ritratto generazionale di chi ha “resistito” quando il mondo degli adulti ha deciso che la violenza, l’odio e la sopraffazione avrebbero sconvolto la quotidianità degli affetti, i giochi e le abitudini dei bambini”.

 

 

Il curatore ha pazientemente raccolto e trascritto quaranta  testimonianze di anziani di oggi che erano bambini e ragazzi al tempo della Seconda guerra mondiale.

All’incontro, che è stato organizzato in collaborazione con Anpi e Istoreco, Piccinini e i testimoni avevano portato alcuni oggetti del passato: proprio da essi sono iniziati a dipanarsi importanti ricordi.

Un quaderno di scuola che risaliva al tempo del Fascismo.

Delle fotografie in bianco e nero.

 

 

Un fazzoletto rosso da partigiano ricavato da un paracadute.

Una pagella di scuola Fascista.

Una vecchia radio di legno.

Una gavetta.

“Sì. E’ vero. Nella pagella c’era anche la materia Lavori donneschi, per le femmine. Ti insegnavano a cucire, a preparare la tavola, cose del genere”.

“La cultura fascista che si insegnava a scuola erano tutte le cose che riguardavano il Duce e il fascismo che i bambini e i ragazzi dovevano imparare a memoria”.

“Al tempo del fascismo, a scuola, i maestri erano molto severi e avevano la bacchetta: ti picchiavano sulle dita, se non ubbidivi subito. O ti mettevano dietro la lavagna,  se eri troppo agitato o monello. Però anche dopo che è caduto il Fascismo, i maestri e le maestre hanno continuato a picchiare i bambini e le bambine con la bacchetta”.

Durante l’incontro tra giovani e meno giovani c’è stata anche la possibilità di vedere un prezioso documentario in bianco e nero girato da un soldato americano.

In poco più di dieci minuti, raccontava cosa è successo a Reggio Emilia il 25 Aprile del 1945 quando sono arrivati a Reggio Emilia gli americani e, insieme ai partigiani e alle partigiane, hanno liberato la città; la gente festante, che si ritrova in piazza della Vittoria, verrà dispersa dagli spari di alcuni cecchini fascisti che sparano sulla folla dai tetti del teatro Ariosto.

 

 

Al termine i ragazzi che hanno visto la guerra hanno lasciato alcuni loro  personali messaggi alle studentesse e agli studenti di oggi….

 

 

Dopo gli applausi e i ringraziamenti, studenti e studentesse delle terze della scuola secondaria di primo grado si sono poi avvicinati insieme ai loro professori per osservare gli oggetti-reperto provenienti dal passato – tutti hanno voluto vedere in particolare le pagelle – e per fare le ultime domande a Franco Piccinini e ai suoi amici.

 

 

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