Cittadinanza: i diritti non sono nè premi nè punizioni

 

Venerdì 22 Marzo 2019.

Ore 9.

“Qualche giorno fa l’autista di un pulmino scolastico, di origine senegalese, a Crema, ha tenuto in ostaggio alcuni ragazzini e ragazzine che avevano la vostra età; per fortuna alcuni di loro (un italiano, un egiziano e un marocchino), sono riusciti a nascondere il loro cellulare e a chiamare i genitori e i Carabinieri e, quella che rischiava di diventare l’ennesima strage di innocenti,  è stata sventata da questi piccoli  grandi eroi”.

Vezzano sul Crostolo, Reggio Emilia.

Scuola media di primo grado.

Atrio.

“In questi giorni in tv e sui giornali si parla di concedere la cittadinanza italiana a questi piccoli grandi eroi che hanno salvato tutti gli altri compagni di classe – parlo dei ragazzini egiziano e marocchino, naturalmente. E di toglierla all’autista del pulmino, che era di origine senegalese ma era in Italia da tanti anni e aveva ottenuto la cittadinanza. Voi, ragazzi, cosa ne pensate di questa faccenda?”

Comincia con questa domanda che si rifà alla cronaca degli ultimi giorni l’incontro tra l’insegnante e scrittore Giuseppe Caliceti e cinque classi di ragazze e ragazzi, – incontro fitto di domande e risposte a ritmo continuo, poi proseguito fino alle 10,30.

 

 

“Per me la cittadinanza non può essere una punizione o un premio”, ha detto Caliceti. “Non lo è. E’ un diritto. Cioè una cosa del tutto diversa. Mi sapete dire la differenza tra premio, punizione e diritto?”

“Un diritto è qualcosa che hai fin dalla nascita: come quello di crescere, di vivere, di bere, di mangiare, di respirare”.

L’incontro è proseguito con domande serrate tra autore e i centoventi studenti, che avevano letto attentamente

Amira, un mondo senza confini

Ippolita, la bambina perfetta

Marocchino, storie italiane di bambini stranieri

Rachid, un bambino arabo in Italia.

 

 

Numerose sono state le domande delle ragazze e dei ragazzi all’autore.

“E’ vero che il personaggio di Amira si rifà a una ragazza vera? Ci parli di lei?”

“Perchè hai scritto diversi libri sui bambini migranti?”

“Da dove prendi spunto per le storie e i libri che scrivi?”

“Quale è il tuo ultimo libro?”

Si è poi passati a parlare di pregiudizi e di razzismo.

 

 

“Secondo voi Amira era italiana? O marocchina? O italo-marocchina? Comunque la pensiate, per il nostro Stato, oggi, per lo Stato italiano, e perciò per la maggioranza degli adulti italiani, non è né italiana, né marocchina, né itolo-marocchina. Lo so, è incredibile da credere, ma è proprio così. Per la maggioranza degli adulti italiani di oggi non è come per voi, che dite in larghissima maggioranza “è italiana perché è nata in Italia e va a scuola e vive in Italia”, ma per la maggioranza di noi adulti italiani è invisibile”.

“Invisibile?”

“Dunque, adesso vi spiego…. Ricordate quando il padre di Amira le spiega, scena…”

“Ah, sì!”

Alcune ragazze e alcuni ragazzi che avevano genitori che non sono nati in Italia, hanno poi  raccontato alcuni momenti di difficoltà che hanno incontrato in passato durante la loro carriera scolastica, soprattutto nella scuola dell’infanzia e alle scuole primarie.

“Dei miei compagni dicevano che non sapevo parlare in italiano bene e mi ridevano”.

“C’era chi mi prendeva in giro…”

“Io mi ricordo che mi prendevano in giro per i capelli ricci e neri. C’era qualcuno che diceva che se io avevo i capelli ricci erano più sporchi”.

“Una volta delle mie amiche mi hanno raccontato che sono andate a un ristorante e c’era un cameriere di colore e loro avevano paura e io, quando me lo hanno detto, ho pensato:Ma cosa c’è da avere paura? Secondo me loro erano razziste”.

Giuseppe ha raccontato come è nato il romanzo Amira, che si rifà alla storia vera, ma un po’ romanzata, di Lamiaa Zilaft che è nata a Reggio Emilia da genitori marocchini e, qualche anno fa, è andata a vivere in Francia e di come lui l’abbia contattata su Facebook.

 

 

Al termine dell’incontro alcuni studenti e studentesse rappresentanti delle singole classi hanno consegnato a Giuseppe delle lettere, degli oggetti e dei disegni legati al romanzo Amira, un mondo senza confini. 

Tra le lettere, quelle di un paio di studentesse di origine arabe, assomigliavano proprio a quella scritta da Amira che è riprodotta nel libro ed è stata pubblicata in questi anni su tanti giornali italiani: quella in cui parla del Marocco come suo papà e dell’Italia come sua mamma.

 

 

 

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