Sassi che parlano

Avete mai parlato con un oggetto?

Accade più spesso di quanto pensiamo.

Quando una bambina o un bambino giocano con una bambola o una automobilina, in fondo, parla con un oggetto.

Si tratta di oggetti un po’ speciali, si capisce.

Allora è possibile parlare anche con sasso?

Certo.

Se fare teatro vuol dire far finta, anche i bambini, quando giocano, fanno spesso teatro.

E spesso fanno proprio teatro d’oggetti.

E’ questo particolare tipo di teatro alla base del laboratorio di lettura e comprensione del testo intitolato “Il sasso e la bambina” che, insieme ad altri, si sta svolgendo in questi giorni nelle biblioteche di Reggio Emilia.

 

Sasso, sei colorato come una stella cadente che cade dallo spazio o come un albero in primavera. Sasso, sei rilassante come il cinguettio degli uccelli o del vento che passa tra i capelli. Sasso, io vorrei entrare dentro di te. Sasso, io vorrei sapere come si sta dentro di te. C’è posto?

No.

Perché?

Perché sono tutto pieno di me.

Sasso, tu sei fatto di carne?

No.

Di plastica?

No.

Di erba?

No.

Di aria?

No.

Di acqua?

No.

Di farina? Di gomma?

No-o! Un sasso è fatto soltanto di sasso.

Io immaginavo che dentro di te ci fossero dei buchi, sai?Dell’aria. Delle piccole gallerie. Come in un formicaio… Invece… Sasso, se sei fatto tutto di sasso non hai un dentro e un fuori,vero? Perciò non puoi essere una casa. Forse… Forse sei un uovo? Se una chioccia si mette a covare un sasso, dieci sassi, cento sassi, non nasce nessun pulcino?

Nessuno.

Parlare con un oggetto significa innanzitutto parlare a se stessi.

Ma si può anche rendere il gioco più divertente chiedendo a un proprio compagno o a una propria compagna di classe di fare la voce del sasso.

Poi si inizia a parlare.

Inizia un dialogo.

E’ un dialogo un po’ diverso dai soliti dialoghi che si fanno.

E’ più divertente.

E’ più bello.

Spesso è più profondo.

Sei molto pesante, freddo e bello. Se ti accarezzo ti do fastidio?

No.

Sei liscio. Meno male! A me non piacciono i sassi ruvidi…

Perché?

Quando li accarezzo mi fanno venire i brividi!

Se ti coloro ti arrabbi?

No.

Ti posso annusare?

Sì.

Sasso, perché se ti annuso mi viene sonno?

Non lo so.

Sasso, tu fai dei sogni sassosi?

Sì, dei sogni pieni di sassi.

Quante persone ti hanno toccato prima di me? 

Tante.

Come fai a ridere? 

Come riesco.

Quando ti schiaccio, piangi? Non ti faccio male? O solletico?

No.

Ma ti piace o no? Preferisci se ti tocco o non ti tocco?

Se mi tocchi.

Dopo aver ascoltato il dialogo tra il sasso e la bambina letto e recitato dalle due studentesse dell’università di Modena e Reggio Emilia – bravissime! i bambini le ascoltavano in silenzio perfetto, attentissimi! – è arrivato il momento in cui alcuni bambini hanno provato a fare la voce del sasso, a dialogare con un adulto, una ragazza, attraverso questo medium ruvido e pesante e tutto chiuso in se stesso.

Che divertimento!

Quanti anni hai, Sasso?

Ho diecimila anni. Forse un milione. Forse di più.

Come hai fatto a vivere tutto questo tempo?

Non lo so.

Pensaci.

Forse…. Forse mi sono trasformato.

Tu sai pensare, Sasso? 

Sì.

Ma dove è la tua testa?

Io sono tutta testa.

 

Poi è arrivato il momento in cui osservare attentamente il proprio sasso, prenderlo in mano, toccarlo, accarezzarlo, sfiorarlo, guardare attentamente la sua forma.

E, con i colori, decorarlo e trasformarlo.

Spesso in una faccia.

Ma non sempre.

A volte in un animale.

Altre volte, semplicemente, in un portafortuna o un gadget della scuola di calcio del cuore….

 Sasso, io e te siamo amici?

No.

Ma ci siamo incontrati!

Cosa vuol dire? Per diventare amici non basta incontrarsi! Occorre prendersi cura l’uno dell’altro…

Come si fa a prendersi cura di un sasso?

Bisogna guardarlo spesso. Annusarlo.  Ogni tanto occorre accarezzarlo. Lavarlo. Decorarlo. Toccarlo.

E poi?

Lanciarlo. Raccoglierlo. Lanciarlo. Raccoglierlo. Sempre così. Tante volte.

E poi?

Non occorre altro.

Chi finisce di disegnare e colorare il proprio sasso lo mette al centro del cerchio, sul pavimento.

Tutti i sassi insieme.

Uno vicino all’altro.

“Cosa staranno facendo tutti insieme?”, chiede una delle due tirocinanti.

I bambini rispondono:

“Dormono”.

“Per me stanno parlando sottovoce”.

“Forse sono in bagno”.

“Tutti insieme?”
“Stanno facendo una doccia”.

“Forse stanno andando in un posto”.

“Forse stanno andando a una festa, ma adesso si sono fermati per riposarsi…”

 

Voglio che tu lo sappia: ovunque io ti lancerò, Sasso, spero che tu stia bene. E poi voglio che tu sappia un’altra cosa.…

Dimmi.

Prometto che dopo che ti avrò lanciato, Sasso, verrò di nuovo a cercarti e a riprenderti.

Allora, mi lanci o non mi lanci?

Ti piace essere lanciato?

Sì. Ma non contro qualcuno.

Bene, allora adesso ti lancio.

Ciao.

Ciaooooo!

Il tempo corre veloce….

Un’ora è già passata….

“Possiamo portare a scuola il nostro sasso?”

Ceto.

A scuola.

A casa.

Il sasso è vostro.

P.S. Le mitiche bibliotecarie della biblioteca San Pellegrino Marco Gerra e la loro squadra di volontari e volontarie li hanno presi dal letto dell’Enza, li hanno lavati, li hanno “preparati” con un fondo bianco acrilico per i disegni dei bambini….

“Che bel regalo!”

Già.

C’è regalo più bello di un sasso?

A volte basta veramente poco per far felice un bambino!

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