La valigia di Bendetta Bonfiglioli

Come era Benedetta a quattordici anni?

Dopo l’esame di terza media, Benedetta riceve uno strano regalo da suo papà: una valigia.

Vuota.

Il padre la accompagnerà in una libreria e Benedetta potrà riempirla di libri a sua scelta.

E lui glieli pagherà.

Tutti quelli che vuole.

Finché la valigia non sarà piena.

E’ uno dei primi aneddoti che Benedetta Bonfiglioli racconta mercoledì 4 aprile incontrando i ragazzi della seconda e della terza media della scuola secondaria di primo grado di Rivalta (dalle 9 alle 10,15) e poi di Reggio Emilia (a partire dalle 10,45, nella Sala del Planisfero della Biblioteca Panizzi).

E’ un aneddoto che descrive già bene il rapporto profondo che la scrittrice Benedetta Bonfiglioli ha sempre avuto con la lettura e la scrittura.

 

 

Benedetta Bonfiglioli è mamma di due adolescenti.

E’ professoressa di in inglese in un istituto superiore di Reggio Emilia.

Abita a Correggio.

E’ moglie di un pedagogista.

E’ lettrice professionale di alcune case editrici nazionali: legge soprattutto libri per giovani adulti in lingua inglese e tedesca, li scheda e li commenta, propone insieme ad altri di pubblicarli in italiano per i ragazzi italiani.

Ma soprattutto Benedetta è una delle scrittrici cult per tanti ragazzi e, soprattutto, tante ragazze italiane.

Negli incontri con i ragazzi sono soprattutto le ragazze a parlare, a fare domande.

Tante hanno letto il suo primo libro: Pink Lady.

Il suo primo libro. Scrittura fresca e vertiginosa. Un ritmo che non ti lascia dall’inizio alla fine. Un’apparente facilità di scrittura. Una città in cui tutto si svolge, dietro a cui si può intravedere Correggio.

Ma benedetta parla anche del suo ultimo libro edito per Mondadori. Un romanzo storico legato a una ragazzina speciale: Emily Dickinson. La grande poetessa.

 

 

Poi Benedetta parla del regalo di compleanno che avranno i suoi figli dopo l’esame di terza media, questa estate: un cellulare. Sì, perché fino ad ora, mamma Benedetta Bonfiglioli ha detto no al cellulare, perché può far male, molto male; come tutte le cose che riempiono troppo e in modo troppo invasivo il tempo dei ragazzi.

“Anche se vedessi un ragazzo o una ragazza che leggono per troppe ore al giorno, direi di no”, sembra dire.

E qui la discussione con i ragazzi e le ragazze, – a molti dei quali il primo cellulare è stato regalato per la Cresima o per la Prima Comunione, cioè a nove o dieci anni, si fa più fitto.

Poi si riprende a parlare di libri, di tempo libero, di letteratura, di lettura e scrittura, di film e telefilm, di storie.

Una mattinata piena di stimoli ed emozioni.

Grazie Benedetta.

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