La Commedia di Antonio

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Era in America.

Era in Francia.

Era in Sud America.

Ma qualche giorno fa è ritornato a Reggio Emilia, dove abita da anni.

Chi è?

Dunque, dunque….

Ancora una volta il grande Antonio Fava, allievo del premio Nobel Dario Fo e grande maestro della Commedia dell’Arte, ha incontrato i bambini e i ragazzi di Reggio Emilia all’interno della rassegna /bao’bab/invito alla lettura 2018.

Ancora una volta ha saputo incantare e far ridere  i più giovani con la sua arte e la sua narrazione, i suoi gesti e le sue maschere.

 

Due gli incontri che si sono tenuti nella mattinata di martedì 17 aprile 2018: il primo alla biblioteca San Pellegrino Marco Gerra, a partire dalle ore 9; il secondo alla biblioteca Rosta Nuova a partire dalle ore 10,45.

Titolo: Pulcinella e la Commedia dell’Arte.

“Quando un attore indossa la maschera diventa un personaggio”, ha spiegato Antonio con semplicità. “Non è più la persona di prima. Cambia la sua voce. Cambia il suo modo di camminare. Cambia il suo corpo. E’ una magia”.

Bambini e ragazzi lo hanno ascoltato e osservato ad occhi spalancati, sia i più piccoli che i più grandi.

 

 

Antonio Fava non è solo un attore e un maestro, ma un costruttore di maschere.

Le ha portate a far vedere ai ragazzi. Ha spiegato loro di cosa sono fatte: cuoio. Come si colorano. Perché hanno la forma che hanno. Come fa a dar loro quella forma e perché vuole dar loro quella forma e non un’altra.

 

 

E così si è iniziato a parlare dei personaggi della Commedia dell’Arte.

A partire dai servi più famosi: Arlecchino e Pulcinella.

 

 

Poi il dottore: Balanzone.

Bolognese.

Con la maschera che ricorda un maiale.

Un po’ notaio e un po’ avvocato.

Un vero Tuttologo.

Bambini e ragazzi gli possono fare qualsiasi domanda e Balanzone-Antonio risponde, senza rispondere a nessuno ma facendo solo acrobatici giochi di parole.

 

 

Poi c’è  Capitan Spavento.

Vanitoso.

Pallone gonfiato.

Racconta di aver sconfitto centinaia di “ottomani e quattropiedi”.

 

 

Poi c’è Pantalone, che deriva da “pianta il leone”, quel leone che è simbolo di Venezia.

Ricco.

Gran commerciante.

Gran venditore.

Innamorato del denaro.

Innamoratissimo.

Trova per caso due centesimi di euro a terra e improvvisamente inizia a parlare con questa monetizza. Inizia a dirgli che crescerà, che diventerà una grande somma.

Pantalone-Antonio parla con la moneta, la nutre col latte dei suoi capezzoli, le parla come fosse una bambina appena nata, non solo una moneta che ha trovato casualmente per strada…. e il divertimento per tutti è assicurato.

 

 

Gli unici che non hanno e non avevano mai la maschera?
L’innamorata e l’innamorato.

Le storie della commedia?

Quasi sempre le stesse: due innamoratati che si vorrebbero sposare, dei vecchi genitori che non vogliono, tanti problemi da superare ma, alla fine, sempre, un lieto fine. Ma in mezzo, sempre, tanti equivoci e tante risate.

Grazie Antonio!

 

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