Alessandro Sanna, l’immaginatore

 

Quest’anno /bao’bab/ invito alla lettura ospita uno dei più grandi illustratori italiani oggi viventi: Alessandro Sanna.

Un vero narratore per immagini.

L’incontro inizialmente previsto per sabato 3 marzo – dato che in quella data le scuole saranno chiuse per le elezioni – si svolgerà il secondo giovedì di Marzo.

Alessandro Sanna vive a Mantova e insegna Illustrazione all’Accademia di Belle Arti.

Appassionato lettore e disegnatore fin dall’infanzia, collabora con la versione francese di «Vanity Fair» e illustra libri per bambini e per adulti tradotti in tutto il mondo.

Tra la sua copiosissima produzione, ricordiamo Hai mai visto Mondrian? (Artebambini, 2005, con il quale vince il Premio Andersen), Una casa, la mia casa (Corraini, 2009), La mamma (EMME edizioni, 2011), la serie di Mano Felice (Franco Cosimo Panini, 2012), e Fiume lento (Rizzoli, 2013).

 

 

Alessandro Sanna illustra e ha illustrato anche tantissimi libri di altri autori, come Manolito e l’imbecille, di Elvira Lindo (Mondadori, 2003), Poesie di ghiaccio, di Vivian Lamarque (Einaudi ragazzi, 2004), Cappuccetto rosso, di Roberto Piumini (EL, 2005), L’uccel Bel verde e altre fiabe italiane, di Italo Calvino (Mondadori, 2007), La favola delle due galline, di Beppe Fenoglio (Einaudi, 2008), Si può, di Giusi Quarenghi, (Panini ragazzi, 2011), I colori dei mestieri, di Gianni Rodari (EMME edizioni, 2011), Culodritto, di Francesco Guccini, 2013, Moby Dick (Alessandro Berardinelli, 2013) e La via del pepe, finta fiaba africana per europei benpensanti, di Massimo Carlotto (E/O, 2014).

 

 

Fiume lento è forse uno dei vertici del suo percorso.  Per realizzarlo Alessandro racconta di non aver fatto nessun progetto particolare, di non aver avuto nessuna idea particolare. Ha semplicemente assecondato la voglia di dipingere all’acquarello il paesaggio che vedeva fuori dalla sua finestra. Ha provato ad immergersi nel mondo che i suoi occhi hanno sempre visto, senza documentarsi con materiale fotografico o altro, ma affidandosi alla memoria. E per memoria intende non solo la sua, ma anche quella che a voce ha sentito dai vecchi. Un cammino di tre anni che piano piano portava avanti quasi di nascosto, dove ha attraversato non pochi momenti di frustrazione: c’era chi mi invogliava a gettare la spugna, poi arrivava in soccorso l’urgenza di continuare a stare in quel mondo parallelo fatto di piccole silhouette e cieli umidi sempre in attesa di congiungersi con l’acqua del fiume.

Questo lavoro si sviluppa su più dimensioni.  C’è attenzione verso la natura, certo, ma anche verso il piccolo mondo di paese, con le sue feste e tradizioni. Sembrano storie sentite e vissute in prima persona. Esperienze vissute e improvvisazione.  A raccontare le storie sono sempre la sua mano in accordo alchemico con gli strumenti da disegno che a sua insaputa giocano a rovistare tra la polvere delle sue esperienze vissute e sognate.

Alessandro Sanna cerca ossessivamente una energia che possa dare vita alle figure che abbozza in punta di pennello. Acqua, colore e pennello sono gli unici attori che porta in scena e questi se la devono cavare con l’immacolata e spietata ritrosia della carta.

 

L’acqua è l’elemento che fin da bambino lo ha accompagnato. L’acqua è anche un modo di pensare, per Alessandro. Qualcuno direbbe “pensiero fluido” e lui si ritrova spesso a fare pensieri che si sciolgono e prendono forme a seconda del contenitore che li supporta. La tecnica dell’acquarello è venuta a forza di provare e riprovare a fare immagini che sembrano macchie. La matita: troppo educata. Le penne: troppo intelligenti e fedeli. Invece l’acquarello e il pennello sono sempre diffidenti e mai esperte, per Alessandro.

Lavora e non capisce mai la lezione, l’acquerello. E ricomincia la lezione da capo.

 

 

La cosa che ad Alessandro Sanna piace di più degli acquerelli è proprio questa:  non rispondono mai ai suoi comandi e lui è costretto ad affidarsi alle imponderabili variazioni di umidità dell’aria, di luce, di umore mio e del suo cane.

Tante variabili che ogni volta vengono manomesse da chissà quale misterioso volere.

In diversi suoi libri – come Il Bosco, Nuvolari, Fiume Lento– compaiono gli spazi ampi della Pianura Padana.

Luci.

Nebbie che nascondono tutto.

Per Alessandro sono vestiti attaccati saldamenti alla sua pelle. La mancanza di grandi accessori figurativi davanti agli occhi ha sempre creato scintille nella sua immaginazione. La povertà di soggetti davanti agli occhi chiede al suo cervello di vedere di più, di stravedere. Il posto dove ha vissuto gli ha insegnato a costruirsi un immaginario, confida. I soggetti che predilige oltre alla figura umane in tutte le sue sfaccettature sono gli animali perché sono inafferrabili come l’acqua. Poi gli alberi e i cieli che starebbe a disegnare tutto il giorno.

Dai suoi disegni emerge sempre la ricerca di un gesto originario, la ricerca di un senso di immediatezza, una forte energia e divertimento, sembra che le sue tavole nascano di getto e con facilità. Ma da quando disegna ha sempre dovuto fare molta fatica per capire come e cosa fare.

A partire dai tredici anni, la sua schiena ha iniziato a piegarsi per tante ore al giorno. Il lavoro che ne risultava era sempre deludente e superficiale. Frustrante da morire.

Una persona consapevole e con un minimo di buon senso, racconto Alessandro, avrebbe smesso subito: ma c’era qualcosa che lo faceva continuare e non sa ancora bene cosa è.

Ha cominciato presto a togliere il superfluo e a scalfire gli scogli del tecnicismo per avvicinarsi ad un equilibrio sottilissimo che nasce dall’accettare la natura del propria gesto e dal volore dire qualcosa che con le parole non riusciva a fare.

Nella sua testa insiste una vocina che dice sempre che meglio di così si può fare ma spesso non la ascolta e libera il disegno venuto al mondo sperando se la possa cavare con le proprie gambe; o per meglio dire, con la propria grana, quella della carta.

 

 

Alessandro ha capito dopo tanti anni di pittura e disegno che realizzare immagini che abitavano dentro il libro era il mio modo di comunicare.

Ha studiato storia dell’arte e si è arricchito delle immagini di pittori di ogni epoca cercando sempre di coglierne l’energia.

Per natura è un po’ melanconico e questo lo ha fatto sempre cercare un posto silenzioso per stare da solo e giocare. Il gioco col tempo si è tramutato in disegno e pittura.

Non era un lettore forte, ma ha imparato a leggere i libri dalla passione per le immagini.

Adesso si trova a comprare molti più libri senza immagini di un tempo come se non avesse bisogno di figure ma di parole buone. Pensa che per fare il suo mestiere bisogna essere distratti o un pochino svogliati e perditempo per afferrare la vera energia che fa nascere una buona immagine.

Insomma, per lui disegnare non è solo un mestiere, ma un continuo camminare sul filo che lega la vita reale con quella immaginaria e sognata, con il naso puntato a quella nuvola laggiù.

Un artista che Alessandro ama profondamente è Paul Klee che meglio di tutti ha indagato l’origine delle cose attraverso l’invisibile.

Un altro artista che ama è Giorgio Morandi che ha cercato l’invisibile nel visibile dipingendo sempre bottiglie e paesaggi.

 

 

 

In realtà Alessandro è molto di più di un illustratore: è un narratore per immagini. O meglio, come dice lui: un immaginatore.

Come nascono le sue storie?

“Porta a spasso gli occhi assumendosi la responsabilità di un rischio enorme: aver voglia di disegnare”, risponde Alessandro Sanna. “Ogni cosa che vedo la vorrei disegnare ma non lo faccio perché la mia mente la disegna comunque. Le storie, le mie storie, nascono quando il mio cervello non può più contenere le immagini che registra, vuole inventarle, masticarle e sputarle. Le storie non esistono senza il lavoro costante e quotidiano di stravedere. A forza di stravedere accadono le visioni che devo prendere al retino o retina (dell’occhio) per stenderle coraggiosamente sul foglio”.

Come disegna Alessandro Sanna?

Di solito inizia a tagliare grandi fogli carta con le nude mani.

Prepara le boccette di colore e assale il foglio prima con vigore e poi con stanca disattenzione; tra i due modi di agire passa tutta la giornata.

Spesso il lavoro di una giornata non porta a nulla; ma pazienza, ci riproverà  domani.

Tra una velatura di colore e l’altra, però, sfoglia un libro o si alza a vedere cosa c’è sul leggio vicino al termo dove si scaldo le mani e sbuccia una arancia.

Esce con il cane e quando torna rivede le tavole che spietatamente butta o salva a secondo del primo impatto. Se è incerto ne fa un’altra e ne fa comunque un’altra anche se la tavola finita lo soddisfaceva.

Consigli per un aspirante autore?

“Più che consigli ho un augurio che estendo a tutti: buona fortuna“, risponde Alessandro. “Due semplici parole che vogliono dire tanto. Fortuna di capire presto le proprie inclinazioni. Fortuna nel coltivare un carattere caparbio e coraggioso. Fortuna nell’avere disponibilità verso se stessi e per gli altri. Fortuna nel sapere ascoltare le persone esperte ma soprattutto a saperle riconoscere. Fortuna nell’avere buoni maestri o per lo meno sapere dove cercarli. Fortuna ad imparare a chiedere e proporre. Fortuna ad essere autocritici. Fortuna a non credere ai decaloghi e alle buone maniere scolastiche. Fortuna a non trovare mai uno stile e anche a non cercarlo. Buona fortuna”.

 

 

 

ATTENZIONE. l’incontro con Alessandro Sanna previsto il mattino di sabato 3 marzo, L’arte di raccontare storie con le illustrazioni, – visto che sono state indette le elezioni politiche, – è posticipato in un giovedì di marzo o aprile, con data ancora da definire, in una o più biblioteche decentrate di Reggio Emilia, con inizio alle ore 10 e alle ore 14. L’incontro è rivolto a classi della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e secondaria di primo grado. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0522 585616 mail: monica.gilli@comune.re.it

 

 

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