Luigi Ballerini: il dottore delle parole

Salve ragazze!

Salve ragazzi!

Venerdì 31 Marzo lo scrittore e psicanalista Luigi Ballerini, in due momenti distinti iniziati alle 9 e alle 10,45, ha incontrato  al cinema Rosebud più di 250 ragazzi delle classi Quarta e Quinta della scuola primaria e delle classi Seconde e Terze della scuola secondaria di primo grado di Reggio Emilia.

Tutti sanno cosa è uno scrittore, ma chi è uno psicanalista?

Per di più esperto soprattutto di bambini e ragazzi?

Luigi Ballerini lo ha spiegato ai ragazzi che glielo hanno chiesto con parole semplici: “Sono un dottore. Uno psicanalista, una specie di psicologo. Ma non un dottore da cui si va per farsi dare delle medicine o avere delle cure quando ti rompi una gamba o hai male alla pancia. Da me, di solito, non vengono ragazze e ragazzi che dicono: “Wow, come sono figo! Sto da sballo”. No, vengono ragazzi che non si sentono bene anche se apparentemente non hanno nessuna malattia e nessun problema evidente. Non stanno bene. che non accettano il proprio corpo e smettono di mangiare. O che hanno paura  stare insieme agli altri. O a cui qualcuno ha detto delle parole che li ha particolarmente feriti. Perché alcune parole possono anche fare male. Io li ascolto. Poi magari offro loro qualche consiglio e qualche incoraggiamento. Insomma, cerco di dir loro delle buone parole, delle parole belle, delle parole che possano aiutarli. Non delle medicine, quelle le danno gli psichiatri. Io sono uno psicanalista. Insomma, sia quando scrivo libri sia quando lavoro come terapeuta, lavoro sempre con le parole ed entrambi questi lavori mi piacciono moltissimo”.

Luigi Ballerini ha subito conquistato l’attenta platea di bambini e ragazzi col suo modo di parlare chiaro e calmo, a bassa voce e con precisione, dimostrandosi un grande conoscitore dei piccoli grandi problemi legati all’adolescenza e alla preadolescenza.

“A scuola ho sempre avuto problemi all’inizio, ero timido”, ha raccontato. “Perciò in Prima elementare ero un disastro. La maestra mi disse di disegnare un imbuto e io non sapevo cosa era e non riuscii. Però in Quinta ero bravo. In prima media però ero di nuovo un disastro. In Terza media ero bravo, ma il primo anno di superiori ero un disastro. L’ultimo anno alle scuole superiori ero bravo, ma il primo anno all’Università ero tornato una frana. Insomma, sempre così. Perchè avevo bisogno di abituarmi al nuovo ambiente”.

Ragazzi e ragazze hanno fatto un’ora e mezzo di domande a Ballerini. Ininterrottamente. Sia nel primo, sia nel secondo incontro. Domande relative soprattutto alle storie narrate nei ventidue libri che l’autore ha scritto e che ragazze e ragazzi, nelle settimane e nei mesi scorsi, hanno letto a casa o a scuola con passione e attenzione, spesso identificandosi nei personaggi principali. Domande sul perché una storia finisce in un modo invece che in un altro. O perché non finisce e resta in sospeso. Domande sui personaggi delle sue storie, soprattutto. I loro comportamenti. Gli ostacoli da superare. I rapporti con i coetanei o con gli adulti.

All’inizio del primo incontro una ragazza, al Rosebud, si era lasciata sfuggire una battuta sul fatto di trovarsi in un cinema e, invece di vedere un bel film, si fosse lì per ascoltare uno scrittore che parlava e parlare dei suoi libri e delle storie che racconta. Perciò è venuto spontaneo chiedersi: “Cosa ci si guadagna a fare la fatica di leggere un libro quando  un film potrebbe raccontarci la stessa storia raccontata nel libro?”.

Luigi Ballerini ha risposto facendo vedere le copertine e le illustrazioni di alcuni suoi libri tradotti in vari Paesi del mondo, che si avvalevano della collaborazione con illustratori diversi. E ha detto: “Ogni illustratore, come ogni lettore, si è immaginato diversamente i personaggi che io ho descritto nei miei libri. Invece, se guardo un film che racconta la stessa storia, non c’è questo esercizio di immaginazione che invece c’è sempre durante la lettura ed è importantissimo. Perché il libro è sempre scritto da due persone: lo scrittore che lo scrive e il lettore che, prendendo spunto dalle parole scritte dall’autore, si immagina quelle cose che sono state detto trasformando le parole in immagini, voci, emozioni”.

E’ raro trovare ragazze e ragazzi delle scuole medie parlare in modo così appassionato di libri. Al Rosebud, venerdì mattina, parlando dei romanzi Io sono zero e Imperfetti, – romanzi che parlano delle problematiche legate ad un’immersione troppo prolungata nella realtà virtuale e di un mondo futuro che divide studenti fin da giovane età tra Imperfetti e Perfetti per tutta la vita, come in due caste distinte, – è successo.

E tra i docenti c’è chi ha ricordato come il modello di scuola anglosassone a cui si rifanno anche in Italia le ultime riforme scolastiche, dove esistono scuole di serie A per i migliori e scuole di serie B per tutti gli altri, disegnassero in qualche modo un mondo non poi così lontano dall’ultimo bellissimo  romanzo di fantascienza di Ballerini.

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Il prossimo appuntamento di /bao’bab/invito alla lettura è L’Odissea di Omero raccontata ai ragazzi con il professore e scrittore Giuseppe Zanetto

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