Le maschere di Antonio Fava

Salve ragazze!

Salve ragazzi!


Venerdì 3 Marzo
,  in due incontri, 160 studenti delle scuole primarie hanno incontrato alla Biblioteca Rosta Nuova di Reggio Emilia l’attore, scrittore e costruttore di maschere Antonio Fava.

Nonostante il Carnevale ormai terminato, è stata un’occasione per tutti per parlare di maschere e comicità. Ma anche di libri, teatro, emozioni, linguaggi e fantasia. Antonio ha spiegato a tutti i presenti cosa è la Commedia dell’Arte, dove e quando è nata.

Si è parlato di Pulcinella, Arlecchino, Brighella, Balanzone e delle sembianze e del carattere di tante altre maschere: quelle dei servi, quelle dei vecchi, eccetera. E naturalmente si è parlato anche del suo libro per ragazzi Le dodici fatiche di Pulcinella.

Antonio, nato in Calabria ma residente da sempre a Reggio Emilia, costruisce le maschere personalmente con le sue mani. A casa sua, dove c’è un vero e proprio laboratorio. Le maschere sono fatte di cuoio. Il loro colore riprende le tipologie dei colori della pelle degli uomini di razze differenti. Per questo non ci sarà mai una sua maschera verde o azzurra. Prima viene fatta una scultura in lego della maschera, un modello. Poi si distende sopra a questa scultura in legno una pezza di cuoio bagnata, ben aderente. Si aspetta senza fretta che asciughi. Si lavora il cuoio con strumenti appositi che Antonio si è costruito da sè. Al termine, a volte si pittura, a volte no. E… oplà! La maschera è pronta!

Come per magia, quando Antonio ne indossa una, improvvisamente si trasformava nel personaggio che la maschera rappresentava. Come nell’incontro in biblioteca. Si trasforma non solo trasformando la sua voce, ma trasformandosi con tutto il corpo: cambiano il modo di camminare, di gesticolare.

Che ridere!

E che spettacolo!

Tra  l’altro, Antonio ha suggerito ai numerosi studenti presenti, attentissimi, alcuni semplici ma efficaci trucchetti comici.

Quali?

Per esempio l’anticipare o il ritardare un lamento o  il momento in cui si scoppia a piangere, un ritardo o un anticipo capaci di suscitare ilarità in tutti.

O il procedere per esagerazioni. Ha fatto un esempio. “Visto che tutti i nostri nomi sono più o meno lunghi uguali, proviamo a immaginare un personaggio che si presenta con un nome lunghissimo, fatto di venti o trenta parole. E subito dopo un altro che ha un nome di una sola lettera, una sola vocale, magari la  U”. Anche in questo caso, l’effetto comico è garantito e irresistibile.

Poi, naturalmente, sempre come effetto comico, Antonio ci ha parlato delle bastonate che si danno tra loro i personaggi. Ma bastonate finte, eh?

Naturalmente non sono mancate le domande degli studenti. Numerosissime. Sulle maschere, sul teatro, sui suoi viaggi in giro per tutti i continenti, sulla sua scuola di teatro comico, sulla Commedia dell’Arte, sulla sua vita di attore.

Qualcuno gli ha chiesto: “Cosa provi quando indossi una maschera e reciti?”

Antonio ha risposto con semplicità, semplicità e immediatezza: “Sono felice”.

Allora Stella, una ragazza, gli ha chiesto: “E quando devi recitare la parte di un personaggio triste?”

Antonio ha risposto: “Bella domanda! Mi immedesimo nel personaggio. Perciò devo essere triste. Devo far finta di essere triste. Ma io sono felice se riesco a fare bene la parte del personaggio triste. Se devo fare quella parte, anche se nella commedia dell’arte capita raramente, e la faccio bene, sono felice di aver fatto bene la parte del personaggio triste”.

E  poi Antonio ci ha fatto vedere il batocio, che si era portato con lui insieme alle maschere di cuoio.

Il batocio cosa è?

Dunque, il batocio, così almeno è chiamato a Venezia, ma a Napoli ha già un altro nome, Antonio lo ha fatto proprio vedere e lo ha pure usato.  In italiano, tradotto, vuol dire: “batacchio”.  Cioè? Il ferro che batte all’interno di una campana.

Ma il batocio è il batocio.

Cosa è?

Intanto è di legno. E’ un doppio asse che, battuto piano sulla coscia di un attore o sul sedere, non fa male, ma fa un grandissimo rumore. Così la bastonata sembra fortissima, potente, tremenda, anche se in realtà non fa assolutamente male. Insomma, fa solo tanto rumore. Ma l’effetto è assicurato.

Al termine Antonio ha regalato una dedica a tutti e, soprattutto, ha fatto toccare e provare le sue maschere, vendute nei teatri e nei musei di tutto il mondo, a bambini e ragazzi. E’ stata una grande emozione per tutti!

 

Ricordiamo che tutti gli incontri sono gratuiti, su prenotazione, per singole classi, fino ad esaurimento dei posti disponibili. Per informazioni e prenotazioni: tel. 0522 585622 il lunedì dalle 15 alle 18,30, il martedì, il mercoledì e il giovedì dalle 9 alle 12.

Baobab è un progetto del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con Servizi bibliotecari della provincia di Reggio nell’Emilia, Università di Modena e Reggio Emilia (Dipartimento di Educazione e Scienze Umane), TeleReggio, Fondazione Aterballetto, Libreria Uver, Cir food.

I prossimi appuntamenti con gli autori di Baobab/Invito alla lettura saranno mercoledì 8 e 9 Marzo alla biblioteca di Novellara con Tommaso Percivale e venerdì 10 marzo, al Rosebud di Reggio Emilia, con Lodovica Cima.

 

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