Laila, Farida e le altre

Venerdì 22 Aprile al cinema Rosebud di Reggio Emilia, con inizio alle ore 9,30, si è tenuto l’ultimo appuntamento di questa diciottesima stagione di /bao’bab/invito alla lettura.

Gli studenti e le studentesse delle classi Seconda G e Terza D dell’Istituto Galvani Jodi e delle classi Secoda P, Terza N e Quinta N dell’Istituto Canossa hanno partecipato all’incontro con la scrittrice triestina di origine indiana Laila Wadia – in collegamento via Skype – e con l’ex studentessa e giocatrice di pallavolo Farida Bandaogo, presente in sala, nata a Reggio Emilia da genitori originari del Burkina.
Per impegni lavorativi sopraggiunti all’ultimo momento non hanno potuto partecipare la regista Nicoletta Manzini e Ihsane Ait Tahia. L’incontro è stato possibile grazie a Sara e a tutto lo staff di Mondinsieme.

Dopo le presentazioni si è partiti con la proiezione del docufilm Il paese di papà prodotto da Mondinsieme per la regia di Nicoletta Manzini che aveva per protagonista Farida.

La trama: il viaggio di Farida da Reggio Emilia al villaggio dei suoi nonni in Burkina. Al termine sono iniziate le numerose domande degli studenti e le puntuali risposte di Farida.

“Una cosa che nessuno dice mai è che ogni Paese ha un odore diverso dall’altro”, ha detto Farida, tra l’altro. “L’odore del Burkina, per esempio, per me è quello della terra rossa”.

E ancora: “Non mi piace la rappresentazione stereotipata dell’Africa come il paese della povertà. Una cosa che non si dice mai, per esempio, è che in Africa c’è più povertà che in Europa, ma che c’è anche più gioia di qui”.

Questo fatto che nei Paesi più sviluppati e ricchi ci sarebbero più comodità ma anche più tristezza mentre in quelli più poveri più felicità, ha colpito molto e interrogato a fondo studenti e studentesse sui valori e le abitudini culturali presenti nei diversi Paesi e popoli del mondo.

 

La stessa cosa è accaduta quando Farida ha sostenuto che nel suo Paese, secondo la sua opinione, c’è forse un rapporto più profondo e più rispettoso delle persone con la religione e, soprattutto, con la famiglia: in particolare dei figli con i genitori, con chi ti ha dato la vita.

Anche Laila Wadia, dopo la proiezione in sala del trailer del film  – in uscita tra alcune settimane – Babylon Sister, trasposizione del suo libro Amiche per la pelle, ha raccontato la sua storia di bambina e ragazza di origini indiane nata in Italia e abitante a Trieste: a scuola, con le insegnanti, all’Università dove lavora ora. La sua passione per la letteratura e l’importanza, per lei, della scrittura. La scelta di sposarsi con un uomo italiano. La scelta di celebrare un matrimonio indù.

“Spesso si parla in modo molto critico dell’Italia”, ha detto tra l’altro, “ma quando io e mio marito dovevamo scegliere dove abitare, tra la fine degli anni Ottanta e i primi degli anni Novanta del secolo scorso, – anche se avevamo la possibilità, per esempio, di andare negli Stati Uniti, – non abbiamo avuto dubbi: l’Italia. Ci siamo detti: un paese in cui la salute e l’istruzione sono gratuite e di qualità come l’Italia, in questo momento, nel mondo non esiste. Questo è il Paese migliore del mondo”.

 

Nonostante Laila abbia messo in luce molte delle contraddizioni che oggi bloccano l’Italia, è stato bello e importante che abbia parlato anche dei lati positivi del Bel Paese e, in particolare, sia riuscita a trasmettere con fermezza e in modo veramente contagioso a tutti gli studenti presenti in sala, – in gran parte studentesse, con genitori appartenenti, come luogo di nascita, a 18 nazionalità differenti, sulle oltre 180 in provincia di Reggio Emilia – la sua speranza nelle ragazze di oggi e in un mondo che è già, secondo lei, di gran lunga meglio di quanto ci viene descritto dai grandi media.

Difficile, a ogni modo, riassumere in poche righe un incontro così denso e ricco di emozioni e parole importanti per tutti. Un altro importante momento è stato, per esempio, quando Laila e Wadia hanno parlato della legge di cittadinanza italiana e di come attualmente, di fatto, i ragazzi e le ragazze che hanno genitori di origine italiana senza nazionalità italiana rischino di essere considerati dal nostro Stato, ancora, come ragazze e ragazzi invisibili.

 

A ogni modo, la diciottesima edizione di /bao’bab/invito alla lettura non poteva finire in un modo migliore!

Per i visitatori e le visitatrici di questo nostro baoblog ecco a voi anche il viaggio di  Ihsane Ait Tahia nel paese di suo papà:  

 

 

Ricordiamo che Baobab è un progetto del Comune di Reggio Emilia in collaborazione con Servizi bibliotecari della provincia di Reggio nell’Emilia, Università di Modena e Reggio Emilia (Dipartimento di Educazione e Scienze Umane), TeleReggio, Fondazione Aterballetto, Mondinsieme, Scuola Penny Wirton Reggio Emilia, Libreria Uver, Cir food.

 

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