La nascita delle parole

 

Sabato 8 Ottobre alle ore 10, in occasione del Bibliodays, è stata inaugurata la mostra di poesie visive e libri d’artista “La nascita delle parole”, di Giuseppe Caliceti. Tre le sezioni: quella dei libri d’artista, quella delle tele appese, quella delle quattro grandi poesie visive donate alla Biblioteca San Pellegrino Marco Gerra dall’autore. Caliceti si rifà nelle sue poesie visive alla lezione del futurismo e della neoavanguardia, in cui i generi artistici sconfinano l’uno negli altri, mettendo a repentaglio il presunto primato della parola scritta. Come il suo maestro e amico Corrado Costa, – indimenticabile avvocato e poeta reggiano, – numerosi sono i collage e i decollage, che spesso approdano a originali stampe ad acqua su tele per lo più riciclate: lenzuoli, asciugamani, federe, stracci. Anche nei libri in copia unica, che raccolgono bozze a libri per bambini a veri e propri libri d’artista, scrittura e immagine, lettere e simboli, segni e disegni, materiali e dimensioni diverse, si specchiano gli uni negli altri. Si va dalle lettere degli alfabeti delle lingue di oggi a quelle delle lingue e delle scritture antiche, fino alle riproduzioni dei graffiti rupestri dei Camuni; dai segni di punteggiatura a quella di titoli di locandine e articoli di giornale.

Alla vista guidata della mostra si è tenuto un laboratorio didattico di poesia visiva intitolato: “Come ti chiami?” Ragazzi e bambini hanno rappresentato il proprio volto utilizzando solo lettere che compongono il loro nome. Le realizzazioni daranno vita a un’opera collettiva.
Per la visita guidata alla mostra e la partecipazione al laboratorio didattico, entrambi gratuiti, rivolto a singole classi di scuole di ogni genere e grado, telefonare al numero: 0522 585616


Ecco i titoli e le narrazioni dell’autore relative alle quattro opere visive donate alla biblioteca:

“Fin dall’inaugurazione della Biblioteca San Pellegrino – Marco Gerra ho fantasticato di riempire di segni e di colori alcune delle sue grandi pareti bianche. Le quattro tele sono state realizzate e posizionate esattamente dove si trovano perché, entrando, se ne potessero vedesse degli scorci subito e contemporaneamente. Ho scelto di non stirare le tene per conservarne la precarietà. Mi piacciono le loro pieghe, soprattutto. Come quelle di papiri lungamente avvolti e poi improvvisamente aperti, distesi, appesi, visti. Trattandosi di manufatti da installare in una biblioteca, di arazzi su tela, fin dal primo momento ho pensato a delle poesie visive. Cosa sono? Immagini e disegni realizzate, per lo più, con simboli alfabetici. Non è solo una “roba” moderna. Basta pensare ai carmen figurati di un tempo. O ai loghi di oggi. Insomma, da quando sono nati i simboli e la scrittura, nella storia dell’uomo, si oscilla sempre tra segno e disegno”.

curva-pericolosaCurva pericolosa a sinistra (2014).
“Il collage in bianco e nero è realizzato con ritagli di lettere di locandine che gli edicolanti della città mi regalano. La freccia è su sfondo acrilico nero. Ho riprodotto, ingrandito, un segnale stradale che tutti conoscono: la Curva pericolosa a sinistra. Una decina di anni fa lessi un saggio sulla segnaletica stradale, il paesaggio e l’arredo urbano. Non ne ricordo più l’autore. Ma venni a sapere che, in ogni paese occidentale dove si guidano autoveicoli tenendosi alla destra della strada, i segnali di Curva pericolosa a sinistra sono circa l’80%, mentre quelli di Curva pericolosa a destra solo il 20%. Perché se sbagli a curvare a destra, oltrepassi la striscia bianca continua sulla carreggiata e sbandi nell’opposta corsia di marcia; se invece sbagli la curva a sinistra, finisci subito fuori strada. Da allora, insensatamente, mi interrogo sulla possibilità che anche i segnali stradali possano trasmettere ai cittadini messaggi subliminali”.

grande-punto-esclamativoGrande punto esclamativo (2012).
“A scuola, appena mostri la lettera “i”, gli alunni prima classe ti dicono che il puntino è la testa e la linea verticale è il corpo. La “i” vuol dire “io”, “individuo”, “persona”. Anche per svariati artisti è così. Ora, immaginate cento “i”. Mille. Quelle che costituiscono il fondo della tela realizzata con acrilici, carte veline, collage, decollage, stampa ad acqua. Ognuna è uguale e diversa dall’altra. Ma sono tutte piccole “i”. Se però ogni “i” si capovolge, si trasformano tutte in tanti punti esclamativi. Sì, in un Grande punto esclamativo. Aggiungo: per me, il punto esclamativo non è solo un segno ortografico, ma anche un simbolo di rigore, rispetto, serietà, autorevolezza. Non di autorità, speriamo. Appena entri in biblioteca lo vedi. Ti ricorda che qui ci sono regole da rispettare per vivere bene insieme. Per esempio, per leggere in tanti bisogna farlo silenziosamente. Il posizionamento non è casuale: di fronte allo spazio di consultazione di quotidiani e riviste”.

la-nascita-delle-paroleLa nascita delle parole (2015).
“In una biblioteca ci sono tanti libri, tante parole. Come sono nate? Ho immaginato una nascita fantastica: arrivavano dall’alto e scivolavano sulla colonna portante su cui è posizionata la tela verticale, realizzata con acrilici e stampe ad acqua. Perché prima di essere lettere, le parole sono suoni. Nella tela compaiono colori e ritagli, su uno sfondo ocra: per richiamare l’arredo e il controsoffitto in legno. E tante stradine. Ma nella tela compaiono anche altri simboli dei graffiti rupestri dei Camuni, più o meno reinterpretati, che io considero, impropriamente, l’equivalente dei geroglifici egiziani e degli ideogrammi orientali, sempre sospesi tra segno e disegno”.

Il Quarto Stato delle i, ovvero:
Le voci dei morti raccolte nelle biblioteche non dormono in pace, gridano (2015).

il-quarto-stato-delle-i“In questo tela torniamo alla “i” come “io”, come “individuo”, come “persona”. Avete senza dubbio presente il dipinto di Giuseppe Pellizza da Volpedo. Appena ho visto la parete curva della biblioteca dove poteva essere posizionato, con la sua prospettiva reale, ho immaginato “il Quarto stato delle i”. Due parole sul sottotitolo: le biblioteche, se ci pensate, sono anche cimiteri di voci di persone che, per lo più, non sono più tra noi. Ma che reclamano, spesso ad alta voce, la nostra attenzione. Che ci parlano ancora, insomma. Che avanzano ogni giorno verso di noi per essere accolte, comprese, discusse, ascoltate”.


COSA VUOL DIRE?

  • POESIA VISIVA: opera grafica realizzata essenzialmente con lettere e simboli alfabetici.
  • COLLAGE: composizione realizzata con colla e ritagli di carta incollati.
  • DECOLLAGE: composizione grafica realizzata strappando i pezzi incollati di un collage.
  • STAMPA AD ACQUA: stampa di immagini bagnate su tela attraverso la semplice pressione.
  • LIBRO D’ARTISTA: opera in forma di libro realizzata in copia unica in modo artigianale e non industriale.

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